FIRENZE – Di fronte a un quadro nazionale già critico, la Toscana registra negli ultimi dieci anni una significativa perdita di negozi di prossimità.
Tra il 2015 e il 2025 il saldo della regione è negativo per 7.149 esercizi, portando il totale degli esercizi attivi a poco più di 81.000, a fronte degli oltre 88.300 del 2015. I dati emergono dalla prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, presentata da Nomisma, che propone un approccio strutturato volto a trasformare le informazioni raccolte in azioni e progetti per il rilancio dell’economia territoriale.
La mappa regionale
Secondo l’analisi, la contrazione del commercio di prossimità non è uniforme sul territorio: in valore assoluto chi perde più esercizi è la provincia di Pisa, con 1.367 attività in meno rispetto al 2015. Perdite rilevanti si registrano anche a Firenze (-956), Massa-Carrara (-942) e Lucca (-923). In termini percentuali, il calo più marcato riguarda Massa-Carrara (-16,3%), seguita da Pisa (-13,8%), Arezzo (-11,4%) e Siena (-10,6%); Firenze mostra una flessione più contenuta (-4,4%). Complessivamente la Toscana segna una riduzione dell’8,1% delle unità locali nel decennio.
Per Nomisma, la contrazione del commercio di prossimità va oltre l’aspetto economico e tocca la qualità della vita urbana e la coesione sociale. “L’arretramento del commercio di prossimità non riguarda soltanto gli aspetti economici, ma incide profondamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori, in quanto attivatore di socialità, integrazione e sicurezza”, commenta Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma.
Occupazione in crescita
Un elemento paradossale dello scenario toscano è la concomitante crescita degli addetti. Mentre a livello nazionale il settore registra un aumento degli occupati del 21,2%, anche la Toscana mostra segni positivi, con un incremento complessivo degli addetti del 19,5% tra 2015 e 2025. Nel decennio gli addetti impiegati nei negozi di prossimità in regione sono aumentati di oltre 30.900 unità, raggiungendo nel 2025 più di 190.500 persone. Le province con la maggiore crescita degli addetti sono Firenze (+25,2%), Prato (+21,7%), Grosseto (+21,4%) e Livorno (+20,8%); più contenute le crescite a Massa-Carrara (+6,3%) e Pistoia (+8,2%).
Le dinamiche variano anche per settore: il commercio di vicinato è il comparto più colpito, con forti riduzioni nei settori cultura e svago e nel tessile, abbigliamento e accessori, che perdono sia esercizi sia addetti. Al contrario, la ristorazione si conferma il segmento più dinamico, in espansione sia per numero di imprese sia per occupazione. Segnali positivi provengono inoltre dal commercio di articoli per l’edilizia e dai servizi per la cura della persona, trainati rispettivamente dal ciclo edilizio e dalla crescita della domanda di servizi.
Ricavi in salita
Anche i ricavi raccontano una fotografia a due velocità: per le imprese “sopravvissute” i ricavi medi sono cresciuti del 37,6% a livello nazionale tra 2015 e 2024, ma con forti disomogeneità. Le grandi imprese consegnano performance robuste, mentre le piccole realtà scontano crescenti difficoltà nella sostenibilità economica, ampliando il divario competitivo. In Toscana la crescita media dei ricavi è stata del 37,8%, con punte a Pisa (+57,1%), Siena (+51,6%) e Arezzo (+48,0%). Per settori, i bar registrano l’incremento più elevato dei ricavi (+63,3%), seguiti dagli articoli per l’edilizia (+62,9%) e dalla ristorazione (+59,1%). Al contrario, tessile e cultura e svago mostrano le performance peggiori (+8,4% e -11,9% rispettivamente), penalizzate dalla contrazione dei consumi discrezionali e dalla concorrenza online.
Il peso degli affitti
Sul fronte immobiliare si manifesta un ulteriore paradosso. Tra il 2015 e il 2025 i prezzi di compravendita dei locali commerciali sono scesi mediamente, mentre i canoni di locazione sono aumentati, aumentando la pressione sui negozi di prossimità. A livello nazionale la riduzione media dei prezzi di vendita è stata del -9,0%, mentre i canoni di affitto sono saliti del +12,9%. In Toscana la contrazione dei prezzi di compravendita è generalizzata (-17% in media regionale), con cali particolarmente accentuati a Pistoia (-28,5%), Siena (-22,0%) e Livorno (-21,9%). Firenze registra una flessione del -19,0%. Sul fronte degli affitti, invece, l’aumento più rilevante degli ultimi dieci anni si osserva a Lucca (+16,7%), seguita da Grosseto (+12,6%) e Massa-Carrara (+9,1%), mentre alcune province presentano trend opposti, come Pistoia (-7,5%), Firenze (-3,0%) e Siena (-2,4%). In Toscana il saldo medio dei canoni è positivo per il +2,4%.
Dal rapporto Nomisma emerge quindi un quadro allarmante per la “desertificazione commerciale” delle città toscane: la riduzione dei negozi mette in discussione non solo la funzione economica dei centri urbani, ma anche la loro identità sociale. “La desertificazione commerciale dei negozi di prossimità in Toscana presenta una dinamica più intensa rispetto al dato nazionale mettendo, in alcuni casi, in dubbio, l’idea stessa di città come l’abbiamo conosciuta. Tanto i decisori pubblici, quanto gli operatori privati, sono chiamati a scelte coraggiose per salvaguardare sia la funzione economica che quella sociale dei negozi. Costruire reti di reciprocità in grado di mettere in circolo sui territori di riferimento i consumi dei cittadini rappresenta una delle leve più rilevanti da attivare”, conclude Capobianco.







