CALENZANO – «Prima della guerra tutti fascisti, finita la guerra tutti antifascisti. La solita ipocrisia in salsa italiana».
E ancora: «Ci mancava a Sanremo la propaganda di sinistra della “vecchietta” di 105 anni. Non c’è mai fine al peggio… Comunisti erano, sono e rimarranno».
Sono questi i post pubblicati su Facebook dalla consigliera comunale di Fratelli d’Italia a Calenzano, Monica Castro, a scatenare l’ennesima bufera politica. Al centro della polemica, le parole pronunciate ieri sera sul palco del Festival di Sanremo dalla centenaria Gianna Pratesi.
La consigliera, già protagonista di un intervento criticato alcune settimane fa in consiglio comunale – dove, durante il dibattito sul patto di amicizia tra Calenzano e Jenin, aveva definito i palestinesi «storpi» e «ridotti male» –, ha replicato duramente al racconto della nonnina toscana. Invitata da Carlo Conti per condividere il ricordo del suo primo voto nel referendum del 1946 tra monarchia e repubblica, Gianna Pratesi ha risposto senza esitazioni: «A casa mia eravamo tutti di sinistra», precisando di aver optato per la repubblica.
La reazione di Castro ha rapidamente superato i confini della Piana fiorentina, attirando la dura replica del segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo.
«La consigliera comunale di Calenzano, già balzata agli onori delle cronache per la sua opposizione al gemellaggio con palestinesi “storpi e ridotti male”, se la prende con la signora Gianna Pratesi», scrive Acerbo in una nota.
«L’esponente meloniana non è riuscita a trattenere il suo fastidio per la signora Gianna che ieri sera sul palco di Sanremo ha raccontato il suo primo voto nel 1946 per la Repubblica, sottolineando che in famiglia erano tutti di sinistra e antifascisti. Nel ringraziare la simpatica signora Gianna non posso che esprimere disprezzo per i commenti della consigliera comunale».
E conclude: «Solo una fascista può reagire in maniera così rabbiosa alla testimonianza della signora Gianna, che noi ringraziamo per aver ricordato a chi dobbiamo la nostra democrazia».







