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GROSSETO – Un capitolo decisivo per la storica cooperativa toscana Latte Maremma, alle prese da tempo con una grave crisi finanziaria.

Il 5 febbraio prossimo, il giudice deciderà se omologare la richiesta di concordato semplificato, presentata dopo il fallimento della composizione negoziata della crisi. Due i pretendenti in lizza per rilevare l’azienda, come riporta il Corriere Fiorentino: Granarolo e Ariete Fattoria Latte Sano.

Granarolo punta sulla continuità della filiera
Granarolo, che già a marzo 2024 aveva sottoscritto un contratto di affitto del ramo d’azienda attraverso la controllata Maremma 1961 S.r.l. (durata prevista di 6 anni), ha confermato la propria offerta di acquisto. “Latte Maremma aveva una perdita molto significativa prima del nostro arrivo”, spiegano dall’azienda emiliana, sottolineando di aver tentato un intervento “che in molti non avrebbero fatto”.

La situazione si è rivelata troppo pesante: “La composizione negoziata della crisi non ha avuto successo e perciò siamo arrivati alla richiesta di concordato semplificato”. L’offerta di Granarolo promette non solo la continuità della produzione nello stabilimento, ma anche l’inserimento degli allevatori in una filiera solida di oltre 400 conferitori.

Latte Sano torna alla carica per l’intero ramo
Ariete Fattoria Latte Sano, terzo operatore nazionale di latte fresco dopo Centrale del Latte Italia e Parmalat (gruppo Lactalis), ha presentato per prima un’offerta per l’acquisizione del Consorzio Produttori Latte Maremma. L’azienda romana era già stata in trattativa negli anni scorsi, ma esclusa a favore dell’affitto a Granarolo.

Latte Sano intende acquistare l’intero ramo d’azienda operativo, assumendosi una parte del debito delle aziende zootecniche produttrici di latte per garantire stabilità alla filiera. Dal 2020 raccoglie circa il 40% della produzione lattiera della provincia di Grosseto.

Mugello: accordi stretti su Mukki, ma pesa la sovrapproduzione europea
Sul fronte mugellano, a fine 2025 sono stati chiusi gli accordi con le cooperative fornitrici per il marchio Mukki Mugello, ora sotto l’orbita di NewPrinces, che controlla direttamente Centrale del Latte d’Italia (ex Centrale del Latte di Firenze).

Alcuni allevatori lamentano margini irrisori, ma il presidente di NewPrinces, Angelo Mastroli, replica che negli ultimi rinnovi sono state riconosciute “importanti maggiorazioni sul prezzo di base, rilevato dal Clal”. “Il problema è che negli ultimi mesi il prezzo del latte è crollato a livello europeo a causa di una sovrapproduzione e questo non fa bene né a noi né al mercato”, spiega Mastroli. “Abbiamo tutto l’interesse a stabilizzare la filiera dei conferitori facendo contratti di durata almeno triennale, ma riguardo al prezzo possiamo fare leva solo sulle maggiorazioni”.

I contratti prevedono: 1,5 centesimi al litro di maggiorazione per la filiera Mugello; 13 centesimi per il biologico; 5 centesimi per il latte destinato al baby food. Attualmente il prezzo base è di 57 centesimi al litro, ma “il guaio è in prospettiva: a causa dell’eccessiva produzione, già adesso il prezzo spot è di 30 centesimi al litro e nei prossimi mesi sicuramente scenderà”.

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