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PIOMBINO – Piombino (Livorno) torna al centro di una crisi industriale. Il progetto della nuova acciaieria green, da 3,2 miliardi di euro e avviato dal gruppo ucraino Metinvest insieme a Danieli, non ha più un assetto societario certo.

Da oggi, giovedì 5 novembre, i lavoratori sono in sciopero per chiedere garanzie sul futuro del sito.

Dopo settimane di incertezze, Metinvest ha comunicato al tavolo sul aggiornamento dell’accordo di programma — firmato nel luglio 2025 e discusso al ministero delle Imprese e del Made in Italy — la volontà di ridurre la propria partecipazione dal 75% attuale a non più del 15%. Il cda della società, riunitosi mercoledì, non aveva risolto il nodo della ricerca di un socio a cui cedere parte delle quote.

Nuovi possibili partner

Lo scenario preoccupa sindacati e territorio, perché potrebbe allungare i tempi di realizzazione dell’impianto. Nel frattempo sarebbero arrivate almeno due manifestazioni di interesse: una da un fondo finanziario e una da Jsw, il gruppo indiano che ha già acquisito a Piombino l’ex Lucchini e che da anni lavora a un proprio piano di rilancio.

Il Mimit ha precisato che Metinvest intende proseguire progettazione e iter autorizzativo della nuova acciaieria, pur avendo avviato interlocuzioni per l’ingresso di partner industriali e finanziari. Entro otto settimane il gruppo dovrebbe definire le possibili soluzioni societarie.

La protesta dei lavoratori

«Dall’incontro di oggi al ministero delle Imprese e del Made in Italy apprendiamo del ritiro di Metinvest dal progetto di Piombino», dichiarano Loris Scarpa, coordinatore nazionale del settore siderurgia per la Fiom Cgil, e Mauro Macelloni, della segreteria Fiom-Cgil di Livorno. «Oggi i lavoratori sono in sciopero per chiedere futuro: il governo ha dichiarato strategico questo progetto e non può cancellarlo con un colpo di spugna».

La Fiom Cgil denuncia l’assenza del piano nazionale sulla siderurgia promesso dal ministro Urso e parla di «un’altra crisi industriale infinita», con un territorio e 1.400 lavoratori senza prospettive. Per il sindacato, Jsw non rappresenta una soluzione convincente e serve tutelare tutti i dipendenti.

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