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PORTOFERRAIO – L’Isola d’Elba si prepara ad affrontare un’altra estate di turismo con un problema che ormai è diventato quotidiano: la presenza massiccia e sempre più urbanizzata di cinghiali e mufloni.

Residenti, amministratori locali e categorie economiche lanciano l’allarme per la sicurezza pubblica, i danni all’ambiente e le ricadute sull’economia locale.

L’invasione in numeri

Secondo le stime fornite dal Comitato Eradicazione Cinghiali, il numero degli ungulati sull’isola oscilla tra i 3.500 e i 5.000 esemplari, anche se cifre più alte circolano sui social e tra la popolazione. Le specie, introducesse tra gli anni Sessanta e Settanta, si sono acclimatate e riprodotte fino a diventare, dicono gli ambientalisti, «una densità fuori scala» che sta causando una marcata desertificazione della biodiversità locale.

La convivenza con gli animali è già costellata di episodi drammatici e di disagi: carcasse lasciate lungo le strade, danni alle colture e alle infrastrutture rurali, presenza di ungulati nei centri abitati e in parcheggi. La cronaca recente riporta anche incidenti gravi: il 1° maggio 2025 un motociclista di 59 anni ha perso la vita dopo un impatto con un cinghiale nei pressi di Lacona, episodio che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza stradale.

«Siamo esasperati», riassume il clima che si respira tra le amministrazioni locali. I sindaci dell’isola — tra cui Davide Montauti di Campo nell’Elba e Walter Montagna di Capoliveri — sottolineano come gli animali abbiano perso la diffidenza verso l’uomo e frequentino ormai spazi urbanizzati. «Non è più soltanto un problema ambientale, ma di sicurezza delle persone», dice Montagna. Per questo i primi cittadini e le associazioni chiedono alla Regione Toscana la rapida nomina di un commissario straordinario con poteri operativi per coordinare le misure di contenimento ed eventuale eradicazione.

La richiesta trova sponde anche a livello politico: Marco Simiani, capogruppo PD in commissione ambiente alla Camera, insieme al consigliere regionale Alessandro Franchi, ha richiamato l’attenzione sulla «proliferazione incontrollata» degli ungulati e sui «gravi rischi per la sicurezza stradale», invitando a interventi tempestivi in vista della stagione estiva.

La mancanza di un commissario

La competenza sull’emergenza è ripartita: una parte degli animali ricade sotto la giurisdizione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, l’altra sotto la Regione. Negli anni scorsi la Regione aveva definito l’Elba «zona non vocata» per i cinghiali, proponendo interventi di controllo. Il Parco, che ha stanziato gare d’appalto «da mesi» per interventi di eradicazione — pari a circa 300mila euro l’anno e mirati a contenere circa mille capi l’anno secondo il presidente Matteo Arcenni — auspica però l’arrivo di figure con maggiori poteri di coordinamento: «Che sia un commissario o un’altra figura, ci serve qualcuno che si occupi della questione», afferma Arcenni.

Le conseguenze economiche e ambientali sono già visibili: Coldiretti Livorno parla di danni all’ecosistema insulare e alla fragile biodiversità; il Consorzio Tutela Vini dell’Elba denuncia distruzioni di muretti a secco, perdita di uva e danni alle coltivazioni, con alcune aziende costrette a schermature elettriche che non sempre risultano praticabili. Anche specie protette e rare, come alcune orchidee locali, risultano danneggiate dall’alimentazione degli ungulati.

La speranza comune è che la nomina di un commissario straordinario o l’attivazione di risorse straordinarie possano mettere in campo piani efficaci di contenimento, tutela della biodiversità e misure per proteggere popolazioni e visitatori. Per ora, sull’Isola d’Elba, la convivenza con cinghiali e mufloni resta una ferita aperta che reclama risposte concrete e immediate.

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