Gli effetti del cambiamento climatico e delle anomalie termiche sono sempre più evidenti nei mari italiani. Indipendentemente da localizzazione geografica e diverso livello di protezione.
Lo rivelano i dati registrati nel 2025 nell’ambito di “Mare Caldo”, il progetto di Greenpeace Italia. Lo studio è nato nel 2019 grazie alla collaborazione con l’Università di Genova e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale.
Il progetto monitora gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità marina. In particolare sulle comunità di scogliera dalla superficie fino a 40 metri di profondità.
A monitorare i dati di temperatura quattordici stazioni di monitoraggio. Tra queste un’area non protetta rappresentata dall’Isola d’Elba e tredici Aree Marine Protette (AMP): Miramare, Portofino, Cinque Terre, Isole Tremiti, Secche di Tor Paterno, Isola dell’Asinara, Tavolara Punta Coda Cavallo, Isole di Ventotene e Santo Stefano, Torre Guaceto, Capo Carbonara, Isola di Ustica, Capo Milazzo, e Plemmirio.
Evidenti i segnali riconducibili agli effetti del riscaldamento globale, con cambiamenti significativi nelle comunità di scogliera indagate.
Il report analizza in particolare le ondate di calore marine (Marine Heat Waves, MHW) attraverso i dati della temperatura superficiale del mare e l’andamento della temperatura lungo la colonna d’acqua. Valutati anche “la struttura e lo stato ecologico delle comunità bentoniche di scogliera, la mortalità di specie target come gorgonie e madreporari e l’abbondanza di specie termofile, ossia organismi che prediligono acque più calde”.
Per la prima volta, il report include anche un approfondimento sullo stato ecologico delle comunità di scogliera dell’Isola d’Elba. Lo studio si basa su una serie temporale di dati raccolti nei diversi anni del progetto, e un’analisi del DNA ambientale, che ha permesso di ampliare le conoscenze sulla biodiversità e sulle specie presenti nelle aree monitorate.
2025: terzo anno più caldo mai registrato su scala globale
Secondo il Copernicus Climate Change Service il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato su scala globale, con una temperatura media dell’aria superficiale di
14,97°C, pari a +0,59°C rispetto al periodo 1991–2020 e a +1,48°C rispetto al livello preindustriale

Le temperature superficiali del mare sono state molto elevate: la SST media degli oceani extra-polari ha raggiunto 20,73°C, corrispondente al terzo valore più alto mai osservato, confermando la persistenza di un forte segnale di riscaldamento marino anche dopo gli estremi osservati nel biennio precedente.
Il mar Mediterraneo nel 2025 è quindi ancora in una fase fortemente caratterizzata da anomalie termiche diffuse e persistenti. Gli indici annuali mostrano un numero elevato di giorni di MHW, che in alcune aree superano un totale di 200 giorni, e anomalie termiche superficiali comprese tra +1,5°C e +2,5°C sopra la media climatologica.
Il caso studio dell’Isola d’Elba
L’Isola d’Elba è l’area dove nel corso dei sei anni di progetto Mare Caldo sono stati condotti il maggior numero di monitoraggi biologici (2020-2025).
Ciò ha permesso di avere uno studio più approfondito di questa area, l’unica non protetta della rete Mare Caldo. Le analisi condotte evidenziano che, tra il 2023 e il 2024, la colonna d’acqua è stata interessata da anomalie termiche positive persistenti, che hanno coinvolto anche gli strati più profondi. Questo rappresenta un fattore di stress
per gli organismi bentonici. In particolare quelli che vivono a maggiori profondità, generalmente meno adattati alle variazioni di temperatura e quindi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.
Il monitoraggio delle comunità bentoniche dell’Isola d’Elba evidenzia un progressivo deterioramento dello stato ecologico, con un aumento degli organismi che presentano segni di stress. Le specie strutturanti, come Eunicella cavolini e Paramuricea clavata, risultano particolarmente colpite.
“Gli indici di biodiversità evidenziano in particolare cambiamenti nella composizione delle comunità e segnali di criticità, soprattutto a 30 metri di profondità. I risultati, letti insieme alle anomalie termiche persistenti registrate tra il 2023 e il 2024 e all’aumento degli organismi danneggiati con segni di stress termico (necrosi o sbiancamento), suggeriscono che il riscaldamento del mare stia esercitando un importante stress sulle comunità bentoniche, in linea con quanto osservato in altri ecosistemi del Mediterraneo”.







