Foto di Cristian Lamorte

Condanne da 2 anni e 3 mesi a 2 anni e 8 mesi di reclusione per tortura e lesioni aggravate per 10 agenti di polizia penitenziaria del carcere di San Gimignano.

E’ la sentenza del gup di Siena Jacopo Rocchi dopo quasi 3 ore di camera di consiglio, accolta in lacrime dagli agenti presenti in tribunale e che avevano scelto insieme ai loro legali, Manfredi Biotti e Stefano Cipriani, la strada del rito abbreviato di fronte al rinvio a giudizio per il pestaggio di un detenuto durante un trasferimento coatto di cella. I fatti contestati risalgono all’11 ottobre 2018 quando nel corridoio largo due metri dell’istituto penitenziario si verificarono attimi concitati, 4 minuti di caos ripresi dalle videocamere di sorveglianza, sfociati poi nella violenza sul detenuto. Proprio il video proiettato in aula nell’udienza scorsa è stato al centro delle indagini tradotte in oltre 4500 pagine d’inchiesta.

Altri 5 agenti a processo

Nell’ambito delle stesse indagini sono stati rinviati a giudizio altri 5 agenti che hanno scelto il processo con rito ordinario: la prima udienza è fissata per il 18 maggio. Già condannato dal gup di Siena a quattro mesi di reclusione il medico dello stesso penitenziario, accusato di rifiuto di atti d’ufficio perché si sarebbe rifiutato di visitare e refertare il detenuto.

Legale del detenuto: «Sentenza che fa storia»

«Direi che è una sentenza che fa storia» ha commentato Raffaella Nardone, legale difensore del detenuto protagonista del presunto pestaggio. «Siamo soddisfattissimi del risultato e non solo delle pene che il giudice ha ritenuto eque ma anche per il risarcimento che ha avuto questo ragazzo, perché se lo merita per quello che ha patito» ha aggiunto Nardone. Al detenuto, ammesso come parte civile, è stato infatti riconosciuto un risarcimento di 80mila euro per i danni subiti.

I legali degli agenti non ci stanno

«Ritengo che probabilmente si siano fraintesi alcuni aspetti e si sia data un’interpretazione che noi riteniamo errata, le nostre investigazioni difensive non sono state considerate o sono state considerate non sufficienti» ha invece commentato Manfredi Biotti, legale difensore di 9 dei 10 agenti condannati, aggiungendo: «Sicuramente verrà proposto l’appello». «Bisogna capire perché le persone si trovavano dove si trovavano, era ovviamente per rispondere a degli ordini di servizio a prescindere dal fatto che ci siano stati dei comportamenti che ovviamente sono censurabili» ha aggiunto Stefano Cipriani, avvocato di uno dei 10 agenti.

Antigone: «Salvini chieda scusa»

Non si è fatta attendere anche la reazione dell’associazione Antigone che, per voce del suo presidente Patrizio Gonnella ha detto: «Ricordiamo l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini in visita fuori dal carcere per portare solidarietà agli agenti della polizia penitenziaria all’epoca indagati. Chiediamo oggi, alla luce di queste condanne, che Salvini chieda scusa alle vittime e alla giustizia italiana».