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FIRENZE – La Regione Toscana rinnova il suo impegno contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo, ma i dati sulle irregolarità in agricoltura restano preoccupanti.

Nell’aula del Consiglio regionale, l’assessore all’Agricoltura Leonardo Marras ha risposto a un’interrogazione presentata dai consiglieri di Fratelli d’Italia Luca Minucci, Vittorio Fantozzi, Marco Gemelli e Alessandro Capecchi, illustrando le misure in campo e annunciando la proroga fino al 2026 del protocollo d’intesa avviato nel 2016.

Il protocollo ha istituito una cabina di regia con approccio multidisciplinare, coinvolgendo direzioni regionali (Agricoltura, Lavoro, Sanità), sindacati, organizzazioni datoriali e organi di vigilanza. Tra gli obiettivi principali: promuovere trasparenza nei rapporti di lavoro, valorizzare le imprese etiche, monitorare il fenomeno con relazioni tecniche annuali e una banca dati centralizzata. La Regione ha rafforzato il ruolo dei centri per l’impiego per contrastare l’intermediazione illecita, adottando linee guida e checklist operative per verificare fornitori e appalti agroforestali.

Sul fronte formazione e incentivi, il Complemento di sviluppo rurale 2023-2027 ha stanziato 2 milioni di euro per progetti di sensibilizzazione sulla sostenibilità sociale, finanziando 12 iniziative al 100%. È attivo anche un avviso sperimentale da circa 769mila euro per la formazione di richiedenti asilo, con corsi fino a 220 ore su lingua italiana e patentini per macchinari agricoli.

I dati delle ispezioni e le denunce

Marras ha citato i dati Inail su infortuni in agricoltura: le denunce sono diminuite da 3.000 nel 2018 a 2.300 nel 2024, ma restano criticità concentrate nelle province di Arezzo, Grosseto e Siena (55% del totale). Gli infortuni gravi colpiscono soprattutto over 65 (38%) e lavoratori stranieri (uno su quattro), con il trattore principale causa di incidenti mortali. Per questo è stato creato un centro per la sicurezza in agricoltura a Cesa.

L’azione regionale si estende oltre l’agricoltura con il progetto Soleil 2024-2026, finanziato con oltre 4 milioni di euro, che coinvolge settori ad alta irregolarità come moda, oreficeria e servizi. Soleil punta a migliorare il coordinamento territoriale, attivare sportelli per vittime di sfruttamento, rafforzare competenze degli operatori e promuovere etica e sicurezza nelle imprese.

Le irregolarità emerse dopo i controlli

Nei numeri del 2025, la Regione ha ispezionato 16.399 aziende (8,3% del totale), con 1.163 controlli in agricoltura. Le irregolarità sono emerse nel 70,7% delle ispezioni complessive e nel 69,1% di quelle agricole (in aumento dal 54,9% del 2023). Nel settore agricolo, i lavoratori in nero rappresentano il 37% di quelli ispezionati nel 2024 (in crescita dal 22% precedente), un dato che Marras attribuisce anche all’intensificarsi dei controlli.

L’assessore ha concluso confermando l’impegno a mantenere per il 2026 l’obiettivo di ispezionare almeno il 7,5% delle aziende, rafforzando protocollo, cabina di regia e Soleil, con tolleranza zero verso lo sfruttamento.

Critico il capogruppo di FdI Luca Minucci, che nella replica si è detto insoddisfatto: “La Toscana resta pericolosamente a rischio. Mentre a livello nazionale il Governo Meloni ha fatto del contrasto al caporalato un pilastro dello Stato con indici in miglioramento, qui l’arretramento è evidente: tasso di sommerso superiore alla media, 37% di lavoratori in nero. Siamo la maglia nera per sicurezza e igiene nei siti di raccolta. Serve tolleranza zero, più protocolli di legalità come in altre regioni e la costituzione di parte civile in ogni processo”.

La partita contro il caporalato in Toscana resta aperta, tra misure strutturali regionali e un’emergenza che, nonostante i progressi, non accenna a rientrare del tutto.

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