FIRENZE – Intervenire tempestivamente in una situazione di emergenza può fare concretamente la differenza. E la formazione al primo soccorso consente, potenzialmente a chiunque, di prestare aiuto e rendere ancora più tempestivo ed efficace l’intervento della catena di emergenza salvando vite umane.
Martedì sera intorno alle 21, il tenente Lorenzo Moro, 34enne fiorentino e volontario e formatore della Croce Rossa Italiana, stava rientrando a casa quando, vicino alla rotonda del quartiere di Novoli, ha sentito delle urla di aiuto.
Era un uomo, aggredito e gravemente ferito da un’arma da taglio, in evidente stato di shock. L’intervento di Moro, che ha subito praticato le manovre del primo soccorso, è stato fondamentale per consentire la presa in carico da parte dei soccorritori, arrivati sul luogo poco dopo.
Tenente, cosa è successo quella sera?
Mi trovavo in auto all’altezza di Via Forlanini. Improvvisamente ho sentito una persona che urlava e chiedeva aiuto. Ho cercato di capire da dove provenissero le urla, mi sono fermato e ho valutato la sicurezza della scena. Davanti a me mi sono ritrovato una persona con importanti emorragie massive e in forte stato di shock.
Ho subito chiamato il 112 e, mentre ero in chiamata con il personale sanitario, ho provato a gestire il ferito bloccando le emorragie in attesa dell’ambulanza. La persona era in evidente stato di shock e alterazione, quindi non era molto collaborativa. Ho poi atteso l’arrivo dei soccorsi.
Quanto può significare l’importanza del volontariato e della formazione al primo soccorso, alla luce anche di un evento come questo?
L’importanza è fondamentale. Io nella Croce Rossa sono responsabile dell’ufficio formazione per le forze armate e le forze dell’ordine. Il mio ufficio è composto da istruttori e docenti che erogano corsi di formazione sanitaria a tutti gli operatori sul territorio in Toscana.
Inoltre, nella mia vita privata e lavorativa, mi occupo sempre di formazione sul primo soccorso: per me la formazione è tutto. Purtroppo, nonostante tutti i nostri impegni, questo non basta. Questo evento deve spronarci a continuare e a sensibilizzare sempre di più le persone.
L’altra sera, mentre intervenivo, si è fermata un’altra persona disposta ad aiutare, ma mi ha detto: “Non saprei cosa fare”. Questo ci deve far riflettere: la formazione viene spesso vista come un obbligo, come qualcosa che “a me non succederà mai”.
E invece?
E invece, un giorno ti trovi alle nove di sera, mentre torni a casa, a dover gestire una persona con emorragie massive e ti chiedi: “E ora cosa devo fare?”. La formazione dovrebbe essere incrementata sempre di più; questo è uno dei nostri obiettivi principali.
Come ha deciso di iniziare il percorso da volontario? E quello come responsabile della formazione è stato conseguente?
La prima volta che sono salito su un’ambulanza era il 2009, avevo 16 anni, ma tutto è partito 4 anni prima, quando ho visto un incidente stradale sotto casa mia. Dall’ambulanza è scesa una persona che conoscevo. All’epoca avevo 12 anni, e ho pensato che lui faceva il soccorritore, ed era una cosa che volevo fare anche io. Ma ero troppo giovane, quindi ho atteso.
A 16 anni, una Pubblica Assistenza di Firenze, la Fratellanza Militare, mi ha permesso di iniziare il percorso formativo. Nel 2014 sono entrato nella Croce Rossa, dove ho acquisito i titoli di docente e istruttore. È diventata la mia passione.
La base è stata il servizio in ambulanza, che mi ha dato una conoscenza pratica. Questo mi permette oggi, nei corsi, di portare esempi reali e accaduti, non solo teorici da manuale.
Dal 2014 mi sono specializzato e settorializzato sulla formazione, che è diventata anche il mio lavoro. Sono infatti presidente di un’associazione che eroga corsi sulla sicurezza.
A che punto siamo, come cittadinanza, nella formazione e nella diffusione delle pratiche base di primo soccorso? Siamo sulla buona strada o siamo in un momento di carenza?
Si potrebbe fare sicuramente meglio. Il problema risiede spesso nell’impostazione mentale: molte persone frequentano i corsi solo perché obbligate dal datore di lavoro. Quando tengo corsi per i civili, dico sempre: “È vero che siete stati obbligati, ma l’importanza di questo corso vale in tutti gli ambiti della vostra vita, non solo in quello lavorativo”.
Cerco sempre di trovare una motivazione alternativa per trasmettere al meglio le tecniche di primo soccorso. Per fortuna, ci sono anche persone che ci chiedono spontaneamente formazione, ad esempio corsi prenatali per neogenitori. Questo ci dà orgoglio, perché dimostra che c’è chi capisce l’importanza di farsi trovare pronti. Tuttavia, la formazione non è mai abbastanza.
Supponiamo che un cittadino non abbia mai fatto un corso di primo soccorso e si ritrovi in una situazione di emergenza. Quali sono i passi da muovere?
Il primo passo, appena possibile, è chiamare il 112. Se non è possibile chiamare (ad esempio se non si ha un telefono), bisogna allontanarsi per cercare aiuto. Questo è fondamentale. Anche se da profani può sembrare un errore allontanarsi, la priorità è attivare subito la catena di emergenza.
Una volta chiamato il 112, l’operatore è addestrato a spiegare al cittadino cosa fare nell’attesa. Si tratta di “un’attesa attiva”: nei 5-10 minuti necessari all’arrivo dell’ambulanza, bisogna agire. Potrebbe essere necessario bloccare un’emorragia o praticare un massaggio cardiaco. La tempestività è tutto. Dire “ho chiamato l’ambulanza” è giusto, ma se si fosse provato a intervenire, la percentuale di sopravvivenza sarebbe stata maggiore. Bloccare un’emorragia massiva è cruciale: in due o tre minuti può diventare fatale, ad esempio in caso di amputazione di un arto.
Chi si trova sul posto e interviene prontamente può davvero fare la differenza.







