Luigi Lovaglio
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Sebbene in gran silenzio, per adesso, non sembra che Luigi Lovaglio voglia arrendersi tanto facilmente.

E starebbe pensando a quali contromisure adottare per respingere l’Opas, “non concordata” e dunque ostile di Intesa San Paolo per l’acquisto della totalità delle azioni ordinarie di Banca Monte dei Paschi di Siena.

Per l’ad di Rocca Salimbeni, che ha sudato sette camicie per rimanere su quella tolda di comando, sarebbe un bello smacco. Per lui che ha passato una vita da “banchiere emigrante” in nome e per conto di Unicredit. Prima in Germania, poi Polonia e Russia e ancora in Romania per poi tornare in Polonia.

Un banchiere internazionale costretto a cedere in nome di una operazione stra-nazionale. Tutta italiana e che rafforzerebbe lo storico concorrente di Unicredit e creerebbe uno spezzatino della banca più antica del mondo che lui, Lovaglio, ha contribuito a salvare, chiedendo lacrime e sangue al personale in nome della banca e restituendo dignità ai lavoratori che non hanno mai mollato mettendoci la faccia in prima persona con milioni di clienti e fornitori.

No, siamo convinti che l’uomo a cui il Concistoro ha deciso di assegnare il premio Mangia d’oro e che è tornato a frequentare le strade di Siena, sempre disponibile all’ascolto, come facevano i direttori generali e i presidenti di un tempo, non si arrenderà facilmente. E venderà cara la pelle.

Dalla sua, deve avere la consapevolezza di avere un’intera città ma anche un territorio più vasto, la Maremma dà segnali in questo senso [LEGGI]. E anche la Toscana tutta, espoliata negli ultimi decenni delle banche locali che garantivano credito e lavoro ai territori.

Del resto, dobbiamo anche capire cosa vogliono fare gli azionisti di banca Mps. Sono loro alla fine che devono decidere. Meglio vendere, prendere i soldi e fare cassa o proseguire nella strada indicata da Lovaglio nel suo piano industriale? Un piano che aveva convinto “molti investitori”. Tra questi, appunto, la Delfin della famiglia Del Vecchio e la Plt Holding della famiglia Tortora, che l’avevano hanno sostenuto nell’assemblea del 15 aprile scorso [LEGGI].

Dicono gli analisti che da allora il titolo Mps si è apprezzato, “offrendo agli azionisti un rendimento del 9%”. Non male. A tutti gli azionisti, anche a quelli che si trovano in minoranza, come il gruppo Caltagirone (a proposito ancora non è stato nominato il suo consigliere in cda di Rocca Salimbeni).

L’Opas ostile può evidenziare ancora di più questa frattura tra i soci, oppure, chissà, potrebbe ricomporla. Magari proprio in una valutazione complessiva sui rendimenti e sulle prospettive future. Ad esempio cosa pensa il gruppo Delfin di Leonardo Maria del Vecchio, molto legato a Unicredit?

Di certo c’è che l’offerta per come è stata proposta di Intesa San Paolo farà di Mps uno spezzatino. lo abbiamo già scritto. La “polpa” dentro Intesa (Mediobanca, il 13,2% di Generali, il Corporate) e i semi in Emilia Romagna sotto il gruppo Unipol/Bper (635 filiali e dipendenti e i piccoli correntisti) [LEGGI].

Mentre i soci vedrebbero annacquate e diluite al massimo le loro presenze societarie nella nuova realtà lombardo piemontese che ambisce a un ruolo europeo ma composto solo da risorse italiane.

A quanto risulta a Repubblica, dunque, Lovaglio deve proporre ai “suoi” azionisti un’alternativa. E lo starebbe facendo, dicevamo, in silenzio “analizzando le carte insieme agli advisor finanziari Ubs e Bofa”. Con lui anche il finanziere Sergio Erede.

Intanto deve trovare i punti deboli e le incongruenze di questa operazione orchestrata, così dicono, da Carlo Messina e Carlo Cimbri in poche settimane, da gennaio a domenica 8 giugno scorso (un tempo francamente ridotto per mettere in piedi un’operazione del genere, ci viene da dubitare).

Il primo punto debole sembra essere il numero di sportelli che rimarrebbero a Intesa (625) che potrebbe far storcere il naso all’Antitrust. Al momento l’autorità regolatrice è senza guida ma chissà.

Il secondo riguarderebbe la partecipazione di Intesa in Generali una volta acquisito anche il 13% di Mediobanca/Mps. Si creerebbe, scrive oggi Dagospia, una concorrenza interna sul ramo Polizze Vita tra la stessa Intesa e Generali che, lo ricordiamo, è da anni la vera preda di queste operazioni di risiko bancario.

Per adesso ne sono andate in porto poche negli ultimi anni. L’ultima, lo scorso anno proprio di Mps con l’acquisto di Mediobanca le cui attività di integrazione, assicurano da Rocca Salimbeni, stanno completandosi “in linea con quanto annunciato”.

Così nell’ultimo comunicato di Mps dello scorso 8 giugno. Da allora nessuna nuova esternazione. Come a dire. Lasciateci lavorare.

Mps al bivio: l’orgoglio di Siena e lo spettro dello spezzatino. Le reazioni del territorio

Chi invece ha esternato, per adesso, è la politica. Come sempre, con voci dissonanti. Prova la sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, a mettere ordine convocando un tavolo istituzionale che, si sa, è come le commissioni parlamentari della Prima Repubblica. Servirà a poco o più facilmente a niente. Troppi giochi politici sotto sotto (ne riparleremo).

Dunque? Per adesso non possiamo fare altro che mantenere la calma. Mentre tutti intorno si agitano. L’invasione dei lombardo piemontesi (comprese le fondazioni bancarie ostili contro la loro consorella di Palazzo Sansedoni) non è ancora avvenuta e troppe carte sono da scoprire.

Nel 1939 il Governo inglese, agli albori della Seconda guerra mondiale, per mantenere  nervi saldi e non far precipitare la popolazione nel panico a causa di una possibile invasione nazista coniò lo slogan “Keep calm and carry on”.

Andiamo avanti, senza cedere al panico. Per ora.

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