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SIENA – Musiche per archi di Šostakovič e Beethoven del Quartetto Rilke, in concerto venerdì 17 aprile al Teatro dei Rozzi per la Micat in Vertice Talenti Chigiani.

Lo speciale filone della stagione concertistica invernale dell’Accademia Chigiana, dedicato ai migliori allievi dei suoi celebri corsi di perfezionamento musicale.

Un evento tanto più importante, anche appuntamento della mostra ‘La Libertà di Scegliere, 80 anni dal primo voto alle donne’.

A ricordare l’importanza di queste azioni, sul palco del Teatro dei Rozzi, prima dell’inizio del concerto alle 21, l’assessore alle pari opportunità Micaela Papi e il direttore artistico dell’Accademia Musicale Chigiana Nicola Sani. L’occasione consolida il rapporto fra il Comune di Siena e l’Accademia Musicale Chigiana.

Fondato nel 2022 e intitolato a uno dei più celebri poeti lirici di tutti i tempi, il Quartetto Rilke, formazione tutta femminile Giulia Gambaro e Giada Visentin violino, Giulietta Bianca Bondio viola, Marina Pavani violoncello, è il risultato della sinergia tra giovani musiciste di talento formatisi in alcune delle più prestigiose accademie e conservatori in Italia e all’estero, come l’Accademia Musicale Chigiana.

Fra gli ensemble da camera più promettenti della nuova generazione, il Quartetto ha consolidato il percorso artistico. Nonostante la sua recente formazione, l’ensemble si è rapidamente affermato sulla scena musicale, ottenendo in breve tempo prestigiosi riconoscimenti da critica e pubblico.

Il Quartetto Rilke esegue alcune tra le più celebri composizioni per archi di Dmitrij
Šostakovič e Ludwig van Beethoven, in una sequenza che mette in relazione linguaggi
musicali sorprendentemente affini nello spirito seppure cronologicamente lontani. Si
comincia con il Quartetto n. 8 in do min. op. 110 del compositore sovietico Dmitrij
Dmitrievič Šostakovič, scritta a Dresda in tre giorni, dal 12 al 14 luglio 1960. L’opera è piena di citazioni di altri pezzi di Šostakovič Si prosegue con il Quartetto n. 7 in fa magg. op. 59 n. 1 ‘Razumowsky’. Racchiude l’immagine tradizionale di Beethoven, nella sua versione più raffinata e spirituale.

L’opera 59, 1805 – 1806, fu dedicata al Conte Rasumowsky, dal quale presero il nome. Ambasciatore dello zar presso la corte imperiale di Vienna, personaggio mondano, ricchissimo mecenate, amante della musica e violinista egli stesso. Commissionò a Beethoven sei lavori con la condizione che contenessero temi russi.

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