SIENA – Ci sono luoghi dove la democrazia e il confronto con i cittadini e con la stampa si misurano con le delibere, e altri dove invece bastano le tre scimmiette – non sento, non vedo, non parlo – e un bel ‘ignora’ sulle e-mail ricevute. Viareggio, a quanto pare, appartiene di diritto a questa seconda, nobile categoria.
La storia è semplice, quasi banale. Prima ci sono stati gli accrediti e le interviste negate al Pucciniano: un classico intramontabile per chi pensa che l’informazione sia una specie di servizio d’ordine privato a cui concedere il pass solo se la faccia è gradita. E poi, quando abbiamo pensato che valesse la pena chiedere spiegazioni e fare il nostro lavoro — cioè fare domande —, è scattato il grande classico: il silenzio di tomba.
E così , dopo la Fondazione, ci saremmo aspettati che almeno dal Comune arrivasse una parola, un sussulto di garbo istituzionale, magari una battuta per sdrammatizzare e comprendere. E invece no: nemmeno dalla sindaca – a cui abbiamo chiesto la più classica delle interviste “nel rispetto dei tempi della sua “agenda” – una risposta, un cenno. Niente! Se non il più classico “le faremo sapere”.
Evidentemente a Viareggio la linea editoriale è chiarissima: se un problema non risponde al telefono, il problema non esiste. Se un giornalista fa una domanda, basta girarsi dall’altra parte finché non si stanca e se ne va. È la celebre tecnica dello struzzo, uno stile di governance che meriterebbe quasi un manuale d’istruzioni.
Sia chiaro: noi non ci offendiamo. Anzi, prenderemo questo silenzio coordinato per quello che è: una ‘medaglia’ al valore professionale. Perché quando le istituzioni, che siano Fondazioni che ricevono denari pubblici o Comuni, che hanno l’obbligo della trasparenza verso i cittadini decidono che la strategia migliore è fare finta di niente, significa soltanto una cosa: che quelle domande che avremmo voluto fare erano quelle giuste.
Noi continueremo a fare il nostro mestiere, a raccontare i fatti e a chiedere conto di ciò che accade. Alle risposte negate proveremo ad abituarci; alla rinuncia di fare domande, fortunatamente, no. Buon silenzio a tutti.







