Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Lovaglio
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SIENA – Il polverone sollevato dall’assemblea degli azionisti di metà aprile inizia a diradarsi, lasciando spazio a una nuova fase diplomatica per Banca Monte dei Paschi. Francesco Gaetano Caltagirone, uscito sconfitto nel braccio di ferro per il controllo della governance, cambia tono e, con una mossa che mescola realismo politico e visione strategica, invoca ora la “concordia” per il bene dell’istituto senese.

La sconfitta tattica e il ritorno di Lovaglio

La partita per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione si è conclusa con un colpo di scena: il ritorno di Luigi Lovaglio alla guida operativa. Nonostante l’offensiva di Caltagirone — che aveva arrotondato la sua quota al 13,5% con un investimento da mezzo miliardo di euro — l’asse tra Delfin (17,5%) e i soci istituzionali ha blindato una linea diversa.

L’imprenditore romano, che aveva puntato su una lista alternativa per scardinare gli equilibri precedenti, si è trovato davanti a un fronte compatto guidato dalla famiglia Del Vecchio, capace di convogliare i voti necessari per confermare la stabilità del management.

La richiesta della Presidenza in nome della stabilità

In questo scenario, il richiamo alla “concordia” non è solo un esercizio di retorica. Secondo fonti vicine al dossier riportate dall’HuffPost, Caltagirone punterebbe a una Presidenza di garanzia. L’obiettivo è duplice il riconoscimento del peso azionario: con oltre il 13% del capitale, l’ingegnere chiede che il suo ruolo di socio stabile di lungo periodo venga tradotto in un peso politico all’interno del board. Monitoraggio delle strategie: una presidenza autorevole servirebbe a bilanciare l’azione dell’AD, garantendo trasparenza sulle future operazioni di aggregazione (il cosiddetto “Terzo Polo” bancario).

Il dilemma del MEF e il futuro di Rocca Salimbeni

Il Ministero dell’Economia, pur avendo ridotto la sua presenza, osserva con attenzione. La proposta di Caltagirone mette il governo davanti a un bivio: assecondare la richiesta per evitare una guerriglia interna permanente o mantenere l’attuale assetto per non alterare i fragili equilibri raggiunti con Delfin.