FIRENZE – Con il debutto in prima nazionale de I coniugi Ubu il 3 febbraio, ore 21, il Teatro della Toscana presenta al Nuovo Rifredi Scena Aperta la sua nuova produzione, scritta e diretta da Angelo Savelli, e apre ufficialmente i festeggiamenti per un traguardo prestigioso raggiunto nel 2026: i 40 anni dalla riapertura a Firenze del teatro in Via Vittorio Emanuele II a opera di Pupi e Fresedde nel 1986.
Al termine dello spettacolo, per il pubblico in sala, seguirà un brindisi alla presenza di Stefano Massini, Direttore artistico del Teatro della Toscana, e delle autorità cittadine.
I coniugi Ubu, liberamente tratto dalle opere di Alfred Jarry, in scena fino all’8 febbraio, arriva al debutto dopo un importante periodo di residenza artistica e di prove proprio a Rifredi, luogo che si conferma fulcro di creazione contemporanea.
Protagonisti sono Giulia Weber, Massimo Grigò, in scena con Cosma Barbafiera, Olmo De Martino, Fabio Magnani, Samuele Picchi, Sebastiano Spada, Elisa Vitiello. Le scene sono di Federico Biancalani, il disegno luci è di Samuele Batistoni, i costumi sono di Elena Bianchini, le musiche sono di Federico Ciompi.
Una genesi lontana, con Vincenzo Cerami
Vigliaccheria e ferocia, sberleffo goliardico e parodia grottesca del Macbeth shakespeariano, con richiami alle macchiette da cabaret e al teatro futurista. Angelo Savelli scorge in Ubu, oltre alla sua dimensione comica, una premonizione dei dittatori del XX secolo e una denuncia della disumana “anarchia del potere” che angoscerà l’ultimo Pasolini.
Ubu Re, andato tumultuosamente in scena a Parigi nel 1896, creando scandalo, proteste ed entusiasmo, può considerarsi l’antesignano del Surrealismo e del Teatro dell’Assurdo. Il passaggio a I coniugi Ubu risale a un progetto mai realizzato quando Savelli lavorava con Vincenzo Cerami alla produzione de L’amore delle tre melarance per il Festival d’Avignone del 1984, spettacolo scritto per l’occasione da Cerami e musicato da Nicola Piovani. A suo tempo, gli artisti avevano visto in questo testo un’evidente dimensione anti-borghese, suggerita dallo stesso autore quando parlava dell’insuccesso della prima rappresentazione.
Comunque, la maschera di Ubu è così astratta e universale che, come dice lo stesso Jarry, ogni spettatore può vederci ciò che vuole: un gioco infantile, una pièce surrealista, una satira sociale, una serie d’invenzioni linguistiche (a partire dal celeberrimo “Merdre”) o anche, semplicemente, niente.
Due borghesi in pantofole alla conquista del mondo
Il potere è anarchico? O forse è solo terribilmente grottesco? A queste domande tenta di rispondere I coniugi Ubu, un originale collage teatrale che attinge a piene mani dall’universo di Alfred Jarry, il “profeta” delle avanguardie del Novecento.
Angelo Savelli non si limita al celebre Ubu Re, ma intreccia testi, frammenti e suggestioni dell’intera produzione di Jarry, per restituire una visione ferocemente attuale della società contemporanea.
L’intuizione centrale della regia trasporta la coppia dei coniugi Ubu dal loro contesto originario a una dimensione domestica e inquietantemente familiare: quella di due borghesi in vestaglia e pantofole. Davanti a una televisione, simbolo del desiderio di apparire e di un’ambizione mediocre, i protagonisti si lanciano in un’avventura disastrosa, che li porterà a sognare la tirannia per poi tornare, immancabilmente, alla loro piccola routine quotidiana.
«Ho voluto costruire una visione dolce-amara» spiega Savelli. «Da un lato c’è l’analisi seria di chi detiene il potere oggi, dall’altro la versione comica e grottesca di quella stessa smania di comando. Come diceva Pasolini, il potere è anarchico perché non ha regole, e la democrazia stessa può diventare il veicolo perfetto per i nuovi tiranni».
Jarry: tra avanguardia e cronaca
Lo spettacolo omaggia la figura di Alfred Jarry come anticipatore del dadaismo, del surrealismo e del futurismo, ma soprattutto come profeta politico. Se nel 1896 l’autore aveva previsto le dittature del secolo scorso nate dai colpi di stato, I coniugi Ubusottolinea la sua lungimiranza nel descrivere le dittature del XXI secolo: quelle che non si impongono con la forza, ma attraverso il consenso popolare e i meccanismi mediatici.
Info e biglietti su www.teatrodellatoscana.it







