Non sapremo mai chi tra Fausto Coppi e Gino Bartali passò all’altro la borraccia quel 4 luglio 1952 durante una tappa del Tour de France. Ma soprattutto non sapremo mai che fine ha fatto quella borraccia.
Spesso certi oggetti appartenuti a qualche mito dello sport diventano veri e propri oggetti di culto per appassionati, fans o per musei che custodiscono cimeli.
Speriamo almeno di riuscire a sapere a chi appartengono tanti cimeli (medaglie, documenti, album fotografici) un tempo di Gino Bartali e oggi oggetto di contesa tra le nipoti del grande Ginettaccio, Stella e Gioia, e uno svuota cantine di Senigallia. Eh si, proprio così.
Pare, infatti, che le due signore, dopo la morte del padre Andrea, figlio di Gino, avvenuta nel 2017 avendo deciso di vendere l’abitazione paterna a Montefano (Macerata), avessero chiamato nel 2022 il rigattiere per liberare l’appartamento e poterlo vendere. E questi avesse portato via con sé tutto, le scatole presenti, comprese quelle che contenevano proprio i cimeli del grande ciclista. Roba da museo, per intendersi.
Le donne lo accusano di furto aggravato. Lui si difende sostenendo di aver preso le cose come erano e solo dopo averne compreso il valore (storico, più che economico) e poi di averli anche restaurati. Nel 2024 avrebbe poi tentato anche di venderli al museo di Bartali. E da lì sarebbe partita la denuncia delle nipoti, avvisate dall’associazione amici del museo di Bartali di Firenze.
“Mi hanno detto di portare via tutto. Ho testimoni e un contratto che lo dimostrano”, si difende l’uomo dalle colonne de Il Corriere della Sera. “Ho svuotato quella cantina senza sapere nemmeno che fossero le nipoti di Bartali. L’ho capito solo quando mi è capitato tra le mani un trofeo. Un sacco di roba era ammuffita o arrugginita. Nessun furto, ho agito in totale buona fede”.
Le nipoti di Bartali hanno però sporto denuncia in quanto l’uomo non sarebbe stato autorizzato a prendere nulla di quanto conservato negli scatoloni. Dopo la denuncia, la Polizia ha sequestrato i beni. Speriamo che almeno in Questura siano più al sicuro. In attesa che un giudice si pronunci (udienza il 22 ottobre prossimo).
Non è certo per il valore che possono avere certi oggetti (anche se un valore storico indubbiamente lo hanno) quanto per poterli prima o poi consegnare a qualche museo che li esponga per la gioia dei tanti appassionati che non hanno mai dimenticato le imprese del grande Bartali.
Pare, infatti, che tra le cose nello scatolone ci fosse anche un’agenda nella quale il nostro annotava scupolosamente gli allenamenti quotidiani e l’alimentazione. Chissà se la vedesse Tadej Pogacar.
Al momento non sappiamo se vi fosse anche la celebre borraccia scambiata con Fausto Coppi. Ma chissà.
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