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PISA – Una possibilità che fino a poco tempo fa non c’era. E che oggi, almeno nei dati della ricerca, inizia a prendere forma concreta.

L’Azienda ospedaliero-universitaria pisana è tra i quattro centri italiani coinvolti nella sperimentazione di Daraxonrasib, una nuova molecola che, per la prima volta, mostra un miglioramento significativo della sopravvivenza nel tumore al pancreas metastatico già trattato con chemioterapia.

I numeri, per una patologia tra le più difficili da trattare, sono quelli che fanno la differenza: i pazienti trattati con il nuovo farmaco hanno registrato una sopravvivenza mediana di 13,2 mesi, contro i 6,7 mesi di chi ha ricevuto la chemioterapia standard. Non una soluzione definitiva, ma un passo in avanti netto, in un campo dove ogni progresso è misurato in mesi e non in anni.

In Aoup la sperimentazione è stata seguita dall’oncologa Chiara Cremolini, principal investigator dello studio. “È un risultato importante – spiega – perché dimostra che colpire in modo più efficace le mutazioni RAS può tradursi in un beneficio reale per i pazienti. Ma è altrettanto importante chiarire che non siamo ancora nella fase dell’utilizzo clinico: servirà attendere le autorizzazioni delle autorità competenti”.

Il tumore del pancreas è infatti uno di quelli più legati alle mutazioni delle proteine RAS, meccanismi che regolano la crescita delle cellule e che, quando alterati, favoriscono lo sviluppo del tumore. Daraxonrasib agisce proprio su questo punto, bloccando la proteina nel momento in cui è attiva. Un passaggio che finora si era rivelato difficile da colpire in modo efficace su larga scala.

Il farmaco, assunto per via orale una volta al giorno, ha mostrato anche un profilo di sicurezza gestibile. Un elemento non secondario, considerando che si tratta di pazienti già sottoposti a trattamenti pesanti.

La strada, però, non è ancora conclusa. “In Italia sono in fase di attivazione nuove sperimentazioni anche in stadi meno avanzati della malattia – aggiunge Cremolini – e ci sono altre molecole con meccanismi simili che stanno dando segnali promettenti”. Un segno che la ricerca si sta muovendo in modo più deciso anche su uno dei tumori storicamente più resistenti alle terapie.

Per l’Aoup, la partecipazione allo studio è anche una conferma del ruolo nella ricerca clinica oncologica. “Siamo orgogliosi di aver preso parte a questa sperimentazione – sottolinea la direttrice generale Katia Belvedere –. Il tumore del pancreas resta una delle patologie più complesse da trattare, ma risultati come questo aprono prospettive nuove. È su questo terreno, tra ricerca e assistenza, che si gioca la possibilità di offrire ai pazienti opportunità terapeutiche sempre più avanzate”.

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