FIRENZE – Una sentenza definitiva arriva a mettere un punto fermo su una delle vicende ambientali più controverse degli ultimi anni in Toscana.
Il Consiglio di Stato, con una motivazione di 37 pagine depositata il 30 dicembre scorso, ha respinto il ricorso presentato dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Arezzo, confermando che le aziende aretine Chimet e Tca non sono responsabili della contaminazione del sito di Bucine legata ai rifiuti Keu.
I giudici hanno rigettato tutti i quattro motivi di appello avanzati dagli enti pubblici, sottolineando che Chimet e Tca si sono limitate a conferire rifiuti autorizzati all’impianto gestito dalla società Lerose, nel pieno rispetto delle procedure vigenti. “Le società conferenti hanno fatto affidamento sull’autorizzazione provinciale che consentiva il recupero dei rifiuti anche per la produzione di conglomerati cementizi, attività per la quale non era richiesto il test di cessione”, si legge nella sentenza. Eventuali irregolarità nelle fasi successive di recupero o utilizzo dei materiali non possono quindi essere imputate a chi ha conferito correttamente i rifiuti.
La decisione esclude inoltre qualsiasi posizione di garanzia o condotta omissiva da parte delle due aziende, che non disponevano di poteri di controllo sul ciclo produttivo del gestore dell’impianto. La responsabilità ambientale, ribadiscono i magistrati, “ricade esclusivamente su chi ha materialmente posto in essere la condotta illecita”.
Il caso Keu, esploso anni fa con un’inchiesta su un presunto sistema di smaltimento illecito di scarti dalla lavorazione delle pelli nel distretto conciario di Santa Croce sull’Arno, ha visto il materiale – contenente potenzialmente sostanze inquinanti come cromo esavalente, solfati e cloruri – utilizzato irregolarmente in sottofondi stradali e riempimenti. Chimet e Tca, specializzate nel recupero di metalli preziosi, erano state coinvolte solo per aver conferito scorie vetrose derivanti dalla fusione, rifiuti non legati ai fanghi di conceria.
Già il Tar Toscana aveva annullato l’obbligo di bonifica imposto dalla Regione alle due aziende, stimato in diversi milioni di euro. La sentenza del Consiglio di Stato conferma quel verdetto e solleva definitivamente Chimet (difesa dall’avvocato Roberto Alboni) e Tca dai costi di risanamento.
La pronuncia ha implicazioni significative sull’intero affaire Keu, sia sul piano amministrativo che su quello penale, dove è in corso a Firenze un processo con udienze cruciali previste nelle prossime settimane. La Regione Toscana, che ha stanziato ingenti risorse per le bonifiche – con il Governo che nel 2023 ha nominato un commissario unico, il generale Giuseppe Vadalà – dovrà ora fare i conti con questa sconfitta giudiziaria per il sito di Bucine.
La sentenza esclude anche la responsabilità del Consorzio dei conciatori di Santa Croce sull’Arno per la contaminazione dello stesso impianto. Sul fronte delle bonifiche complessive, gli interventi sui siti interessati procedono con l’obiettivo di concludersi entro il 2026, come annunciato recentemente dalle autorità.
Per Chimet e Tca si chiude così un coinvolgimento durato anni in una vicenda che le ha viste estranee alle accuse principali di inquinamento.







